Monthly Archives: settembre 2015

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mozzarella di sangue di bufalo

vitello di bufala

 

Quando scegli la mozzarella di bufala, ricorda che i maschi subiscono trattamenti disumani.

Vitelli caricati a calci nella pala di un trattore, colpiti con pesanti mazze, annegati nelle pozze di conferimento dei liquami, lasciati morire di fame e sete nel fango, sotto gli occhi delle loro stesse madri: questa è la drammatica fine dei cuccioli maschi delle bufale da latte, documentata nella videoinvestigazione realizzata dall’associazione Four Paws International.

L’indagine condotta da Four Paws International ha riguardato oltre 50 allevamenti di bufale del casertano e del salernitano, è durata circa due anni portando alla luce la terribile fine dei bufalini, considerati un “sottoprodotto indesiderato” della produzione di mozzarella di bufala.

Si stima che ogni anno vengano uccisi senza necessità circa 70mila vitelli maschi, la cui carne è ritenuta di scarso interesse economico. Solo una minima parte dei vitelli maschi, infatti, viene lasciata vivere, a scopo riproduttivo o per essere destinata al consumo di carne, insignificante in Italia.

Drammatiche anche le condizioni di degrado igienico in cui versano i bufali adulti in molti degli allevamenti visitati. La maggior parte sono estremamente affollati e non offrono accesso ad aree verdi. In molti casi i bufali sono costretti a vivere su uno strato molto spesso dei propri escrementi. Alcuni animali presentano ferite aperte non trattate e molti di loro soffrono di gravi problemi di deambulazione dovuti all’eccessiva crescita di zoccoli mai curati.

L’acqua da bere non è permanentemente a disposizione degli animali ed è quasi sempre molto sporca. Quando alcuni animali muoiono, i superstiti sono spesso costretti a sopportare la loro vista ed il loro odore per giorni e può trascorrere anche una settimana prima che i corpi morti vengano raccolti e portati via. Una prassi di questo tipo è inaccettabile dal punto di vista del benessere degli animali e pericolosa sotto il profilo sanitario.

Le bufale hanno bisogni specifici che nella maggior parte dei casi non vengono rispettati, come il mantenimento di un’adeguata umidità della pelle. Le bufale, infatti, hanno una pelle spessa e una sudorazione ridotta rispetto alle mucche, per questo motivo, hanno assoluta necessità di fare bagni nell’acqua per non incorrere in gravi difficoltà di termoregolazione, con seri rischi per la loro sopravvivenza. I bufali avrebbero bisogno di bagni di fango in pozze esterne o di sistemi interni a spruzzo d’acqua, eppure, la gran parte degli allevamenti visitati non ne dispone.

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Cristina Suravi Micheletti porta il veganismo nelle aule convegni di Cascina

Cristina Suravi Micheletti durante il Vegan Fest Borgosesia
Cristina Suravi Micheletti durante il Vegan Fest Borgosesia

L’idea di un’ esposizione universale a Milano, incentrata sul tema  dello sfruttamento responsabile delle risorse del Pianeta ai fini alimentari, nacque negli ambienti solidi e di lunga esperienza del no-profit del capoluogo lombardo. Poi entrarono in scena l’industria manifatturiera del cibo e quella della ristorazione recanti in alcuni casi aspetti degenerativi.
Fatto sta che per la prima volta nella storia delle esposizioni universali, è stata prevista un’area dedicata al settore no-profit: si tratta della Cascina Triulza che ospita il Padiglione Società Civile.
Anche EITW Onlus da Biella (Piemonte) sarà presente ed opererà in questo “cuore solidale” del sito di Expo 2015 Milano.
“Cibo è accoglienza” è infatti la denominazione del nostro progetto, che sintetizza la volontà di testimoniare alcuni concetti tratti dal “diario di bordo” del viaggio in corso in bicicletta, in solitaria, del 35enne biellese Enrico Gremmo:
> il cibo come componente essenziale dell’ospitalità;
> l’ accettazione della “diversità”;
> la mobilità sostenibile: spostarsi in modo lento in bicicletta significa anche recuperare il senso del tempo, come il tempo della Natura e dei suoi cicli (agricoltura biologica).

Presenteremo questi temi di estrema attualità presso le aule convegni di Cascina Triulza il 5, 14 e 20 Ottobre, dalle ore 14,00 alle 16,00. Un invito particolare è stato rivolto ai giovani della Scuola Superiore.
La sessione sarà introdotta dalla proiezione del cortometraggio “Cibo è accoglienza”, realizzato daMatteo Zin. A seguire l’intervento della studiosa Cristina Suravi Micheletti.

A corollario dell’evento verranno introdotti alcuni cenni circa il sistema di scambio non monetario, complementare alle transazioni in euro, che si diffondendo sempre più in alcune Regioni italiane.

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Muore un cavallo al palio di Asti, la notizia resta segreta

Il purosangue del rione San Secondo azzoppato in gara, abbattuto poche ore dopo. Gli animalisti attaccano, il decesso smentito per giorni

di VERA SCHIAVAZZI

Doctor Cini, il cavallo ferito e poi abbattuto
Doctor Cini, il cavallo ferito e poi abbattuto

 

Un cavallo si infortuna al Palio d’Asti, i veterinari decidono che non è possibile operarlo e già alle dieci di sera di domenica 20 settembre, d’accordo con i proprietari, lo anestetizzano e lo sopprimono. Fin qui, la storia potrebbe essere solo una delle tante, tristi storie che ormai da anni spingono gli animalisti a chiedere di vietare le gare come quella di Siena e, appunto, di Asti. Invece, la morte di Doctor Cini, il cavallo del rione San Secondo che aveva come fantino Dino Pes e che l’aveva “scosso” sbattendo contro le pareti imbottite, è stata tenuta segreta dall’intera città. Con qualche dichiarazione fasulla, come quella del rettore di San Secondo Maurizio Bertolino, che martedì ha dichiarato “per il momento la situazione del cavallo si presenta stabile, non ci resta che aspettare e sperare”, mentre il presidente della commissione veterinaria del Palio, Fulvio Brusa, confermava l’avvenuto intervento.
Inutilmente Nadia Zurlo, la responsabile dei cavalli all’interno della Lav, continuava a postare su facebook comunicati e a telefonare a tutte le istituzioni coinvolte. Doctor Cini, che al Palio era però chiamato Davide Umberto è il quattordicesimo cavallo che muore al Palio d’Asti, dopo che nel 2013 un animale si era rotto la spia dorsale.

“E’ una cosa delicata – commenta un ex Capitano del Palio, Paolo Raviola – che forse si voleva attendere a rendere pubblica. La nostra pista è sicura, i cavalli galoppano in modo certo meno innaturale che nelle corse a ostacoli. Purtroppo questi incidenti possono succedere, ma gli astigiani amano i cavalli e non vogliamo ritrovarci a chiudere la manifestazione per via delle proteste degli animalisti”.

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Sì alla mattanza di animali alla festa del “Sacrificio”: il regalo del Pd agli islamici

festa-islamica-sacrificio

L’autorizzazione dalla Giunta comunale

Con una mossa suicida la giunta di Como ha autorizzato la festa islamica del “Sacrificio”, altrimenti detta festa dello sgozzamento, il simbolo di una cultura bestiale.

Una cultura che non ci appartiene, che sta manifestando in tutto il mondo i suoi obiettivi di egemonia, colonizzazione e i propositi di predominio e sottomissione. Nessun dialogo con chi si rifiuta di sottoscrive intese con lo Stato italiano”. A dichiararlo è il deputato leghista canturino Nicola ‪‎Molteni‬, dopo che la giunta comasca ha autorizzato le celebrazioni islamiche che saranno celebrate in piazza d’Armi il 23 settembre prossimo.

Il canone di concessione è pari a 20 euro, più mille euro di cauzione; la pulizia dell’area a carico della comunità islamica.

“Questa è la sinistra che autorizza centri culturali islamici, e che autorizza queste manifestazioni contrarie ai principi della nostra civiltà prosegue il deputato – che garantisce alla comunità islamica prezzi di favore e canoni agevolati (la giunta svende a 20 euro spazi pubblici per una festa contraria alla nostra cultura. E intanto fa le battaglie per togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, “vieta” il presepe nelle scuole, censura la parola “Gesù” dai canti di Natale, condannandoci al suicidio delle nostre tradizioni, della nostra identità. Questa sinistra, che concede ponti d’oro ai musulmani, è un’insidia: mandiamola a casa per evitare l’islamizzazione di Como”.

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il Giornale, ultime notizie

Frosinone, cacciatore trovato morto in una pozza di sangue: ucciso da un proiettile

cinghiale

Inizialmente sembrava morto ucciso da un cinghiale. Trasportato in obitorio a Frosinone, i medici gli hanno trovato un pallettone nella gamba che gli ha reciso l’arteria femorale. la vittima si chiamava luciano Bondati, aveva 66 anni e viveva in località Parete a Ferentino.
Questa mattina alle 11 circa, lo hanno trovato in una pozza di sangue in campagna poco lontano dalla sua abitazione. Si era pensato ad un cinghiale che dopo averlo caricato gli aveva azzannato la gamba provocandogli l’emorragia che poi lo ha ucciso. Trasportato in obitorio, è stato scoperto che il 66 enne è stato ucciso da un colpo di fucile. L’uomo era cacciatore e nella zona si pratica la caccia al cinghiale ma non in questo periodo. Al momento l’ipotesi più accreditata è quella dell’incidente di caccia

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chiuse 60 stalle e fattorie al giorno

stalla

“(ANSA) – ROMA, 7 SET –

Dall’inizio della crisi sono state chiuse in Italia oltre 172.000 stalle e fattorie, ad un ritmo di oltre 60 al giorno, con effetti drammatici sull’economia, sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti al valico del Brennero dove sono giunti migliaia di agricoltori “per fermare i traffici di una Europa che chiude le frontiere ai profughi e le spalanca alle schifezze alimentari – osserva l’organizzazione agricola -, mentre a Bruxelles si sono mobilitati i giovani della Coldiretti per chiedere un cambiamento delle politiche europee”. Sono oggi meno di 750mila le aziende agricole sopravvissute in Italia – calcola Coldiretti – ma se l’abbandono continuerà a questo ritmo, in 33 anni non ci sarà piu’ agricoltura lungo la Penisola, “con conseguenze devastanti sull’economia e sull’occupazione e sull’immagine del Made in Italy nel mondo ma anche sulla sicurezza alimentare ed ambientale dei cittadini”.
“Bisogna cambiare verso anche in agricoltura – prosegue Coldiretti – dove la chiusura di un’azienda significa maggiori rischi sulla qualità degli alimenti che si portano a tavola e minor presidio del territorio, lasciato all’incuria e alla cementificazione”.

“Sono questi – ricorda Coldiretti – i drammatici effetti di quelli che sono i due furti ai quali è sottoposta giornalmente l’agricoltura: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall’altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori per colpa di una filiera inefficiente”.

“Rischiamo di perdere un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che faccia bene all’economia all’ambiente e alla salute”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.”

ANSA

Questo panorama disastroso descritto dalla coldiretti non corrisponde a verità perchè se si fermasse l’allevamento sarebbe un bene per tutto il pianeta, si ridurrebbe l’inquinamento ambientale per via della riduzione della produzione di metano, si ridurrebbe l’inquinamento delle falde acquifere per via delle urine e feci animali depositate sulle nostre campagne, si ridurrebbe la deforestazione del pianeta per la riduzione di richiesta del foraggio per animali e cosa più importante finirebbe lo sfruttamento e la sofferenza animale. Confondere allevamento con agricoltura è un voler confondere la gente perchè continueremmo a nutrirci di vegetali e quindi l’agricoltura continuerebbe ad esistere.

tony curcio

il falso mito della vitamina b12

vitaminab12

 

 

 

 

 

 

 

SFATIAMO il MITO della VITAMINA B12

La vitamina B12 non è assolutamente tipica del mondo animale,
ma, proprio del tutto al contrario,
E’ TIPICA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE
DEL MONDO VEGETALE Innanzi tutto occorre precisare un dato scientifico assolutamente fondamentale, su cui, spesso, si fa molta confusione:
la vitamina B12 non è assolutamente tipica del mondo animale,
ma, proprio del tutto al contrario, è tipica solo ed esclusivamente del mondo vegetale.

NESSUNA SPECIE ANIMALE E’ BIOCHIMICAMENTE
MINIMAMENTE IN GRADO DI PRODURRE LA VITAMINA B12.
SU QUESTO PIANETA CI SONO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE
3 TIPI DI ORGANISMI IN GRADO DI PRODURRE LA VITAMINA B12:
BATTERI, PROTOZOI E FUNGHI (microscopici).
Le tipologie batteriche, di protozoo e micotiche (di fungo),
in grado di produrre la vitamina B12, PREDILIGONO, PER VIVERE, UN SUBSTRATO CELLULOSICO MOLTO PARTICOLARE,
QUELLO DELLA BUCCIA DEI FRUTTI DELLE SPERMATOFITE ANGIOSPERME DICOTILEDONI A FRUTTOPOLPOSO.
QUINDI LA QUANTITA’ MAGGIORE IN ASSOLUTO,
A LIVELLO MONDIALE, DI VITAMINA B12
(ED ADDIRITTURA LA PIU’ BIODISPONIBILE
E PERFETTA PER LA SPECIE UMANA)
SI TROVA PROPRIO SULLA SUPERFICIE ESTERNA
DELLA BUCCIA DELLA FRUTTA (dalla mela in poi).
Una quantità minore di questi microrganismi, a livello mondiale,
si trova sulla superficie delle foglie, in sospensione atmosferica,
compresa l’aria che respiriamo, e nello strato superficiale del terreno.
Quindi, ad esempio, se una mucca contiene la vitamina B12, ciò non è
assolutamente dovuto al fatto che essa è tipica del mondo animale,
ma, del tutto al contrario, ciò è dovuto solo ed esclusivamente al fatto che la mucca mangia l’erba, e, proprio sulla superficie dell’erba che mangia,
trova la sua vitamina B12, esattamente per il predetto motivo che la vitamina B12 è tipica solo ed esclusivamente del mondo vegetale
(gli stessi batteri produttori di B12 che vivono nel suo apparato digerente,
derivano sempre unicamente dall’erba che mangia).
Ma la specie umana (e gli altri primati fruttivori)
ha una fonte di approvvigionamento di vitamina B12
proprio di moltissimo migliore addirittura rispetto alla mucca stessa,
esattamente la BUCCIA della FRUTTA, che, come dicevamo,
è precisamente il substrato biochimico che, in natura,
è persino il più ricco in assoluto di vitamina B12.
In particolare, se si osserva al microscopio elettronico
la superficie della buccia di una mela, si noterà che è costituita da un microecosistema ipercomplesso in cui sono presenti addirittura miliardi di microoganismi produttori di vitamina B12, che preferiscono infilarsi nei pori e canali più stretti della struttura portante stessa della buccia della mela, fino addirittura nella parte più profonda di essa.

Anche per questo motivo non si deve assolutamente mai lavare,
strofinare, o cose simili, una mela (o altro frutto consumabile con la buccia), per non diminuire drasticamente la quantità di vitamina B12 presente sulla sua buccia stessa (basta comprarle almeno biodinamiche, o, come minimo, biologiche, se ancora non si vive in un ecovillaggio, in cui ce le si autoproduce).
La mela, inoltre, è non solo l’unico frutto al mondo, ma l’unico cibo al mondo, che possiede il team perfetto di minerali ed altre vitamine sinergiche che consentono il corretto assorbimento ed assimilazione della vitamina B12 all’interno della fisiologia umana,
cosa che contribuisce alla massima biodisponibilità (per la specie umana)
esistente in natura della vitamina B12, specialmente di quella presente sulla mela stessa.
Quindi, il melariano ha una quantità di vitamina B12 in abbondanza enorme
rispetto al suo quasi nullo fabbisogno di questa vitamina dovuto anche proprio al minimo assoluto di catalizzazione
biochimica B12 necessaria nel melarismo, ed alla totalmente nulla usura
vitaminica indotta, presente sempre esclusivamente nel melarismo stesso).

The New England Journal of Medecine

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