I peccati della carne

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Che la carne fosse un problema lo sapevamo da tempo, e non solo perché ce ne avevano messo in guardia i preti. Molto più seriamente, l’avevano fatto gli scienziati, da un lato, e i filosofi, dall’altro.

I primi ci hanno spiegato che il nostro intestino è lungo, più da erbivoro che da carnivoro, con ovvi problemi di fermentazione che si traducono nell’alta incidenza di cancri all’intestino e al colon, appunto. Cosa oggi confermata ufficialmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma ben nota a chiunque guardasse le statistiche di incidenza di quel tipo di cancro nei paesi in cui il consumo della carne è più o meno grande.

Gli scienziati ci hanno anche spiegato che la carne, apparentemente più nutriente e succulenta, è in realtà una fonte di energia di second’ordine, mutuata da quella di prim’ordine dei vegetali. E poiché il 90 per 100 delle coltivazioni mondiali sono dedicate a mangimi per animali, l’assurdità di un alimento che costa molto economicamente e vale poco energeticamente è evidente.

I filosofi, dal canto loro, e in particolare Peter Singer in Liberazione animale (Il Saggiatore, 2010), hanno notato come l’allevamento sia un’impresa inumana e disumana. E non soltanto quello per gli animali da carne, ma anche, e soprattutto, quello per gli animali da latte e da uova. Basta guardare in rete i filmati relativi ai lager animali, per convincersene: ad esempio, quello curato da Paul McCartney in Se i macelli avessero pareti di vetro, tutti sarebbero vegetariani.

L’uso della parola “lager” non è casuale. E’ stato John Coetzee, premio Nobel per la letteratura, a sottolineare in La vita animale (Adelphi, 2000) il legame tra lo sterminio organizzato degli animali e lo sterminio organizzato degli uomini, nonostante il fatto che Hitler fosse personalmente vegetariano. E’ grazie all’anestetizzazione dei sentimenti provocata dal considerare altri animali come carne da macello, sostiene infatti Coetzee, che gli uomini hanno potuto arrivare a considerare anche i loro simili alla stessa stregua.

Naturalmente, tutti questi argomenti si scontrano contro le ragioni del mercato. La carne è uno dei grandi business, dai McDonald all’Expo, e sappiamo benissimo che oggi l’Occidente non sente e non capisce altre ragioni, se non quelle del guadagno selvaggio. Gli allevatori e gli operatori di settore si sono dunque subito stracciate le vesti, e schierati a favore della controinformazione. Da un lato, minimizzando l’allarme: cioè, fingendo che il pericolo non sia poi così grande, e che comunque non riguardi direttamente noi. E, dall’altro lato, sostenendo che non si può interferire con un giro di affari che in Italia vale 32 miliardi di dollari l’anno, e mantiene 180.000 lavoratori.

Ottimi argomenti: gli stessi che permettono ancor oggi il commercio del tabacco e dell’alcol, che dal canto loro causano 120.000 morti l’anno nella sola Italia, pari a 300 morti giornalieri. Ovviamente, nel silenzio delle istituzioni e dei media, che preferiscono concentrarsi su notizie secondarie, per evitare di affrontare quelle principali. Non bisogna essere indovini per prevedere dunque che, dopo al massimo qualche giorno di rumore, i McDonald e l’Expo continueranno a lucrare sui lager animali, indifferenti al destino degli uomini.

di Piergiorgio Odifreddi

 

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