Monthly Archives: agosto 2018

177 balene uccise in tre mesi dal giappone con la scusa delle “ricerche scientifiche”

Le baleniere giapponesi hanno ucciso 177 balene, di cui 43 balenottere minori e 134 balenottere boreali. Queste ultime, le più grandi dopo le balenottere azzurre e le balenottere comuni, sono una specie in pericolo di estinzione.Le prime sono piccoli e diffusi misticeti che raggiungono al massimo i 10 metri di lunghezza, mentre le seconde sono balenottere minacciate di estinzione, classificate con codice EN (endangered, in pericolo) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Il Giappone compie questi massacri giustificandosi con la ‘ricerca scientifica’, benchè abbia sottoscritto nel 1986 la moratoria della Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC) che vieta la caccia a questi animali in tutto il mondo, ha sempre usato la scusa  della ricerca per sterminare i mammiferi marini dicendo di studiare l’interno dei loro stomaci e la loro pelle ma ci si rende conto delle bugie dei giapponesi perchè gli studi scientifici basati su queste stragi non ne vengano presentati, inoltre la carne di questi animali finisce già regolarmente nei supermercati nipponici, dove fra l’altro resta invenduta (a tonnellate) e serve solo a far guadagnare le compagnie baleniere finanziate dal governo incurante delle pressioni internazionali per interrompere una pratica brutale che sta spingendo gli animali verso l’estinzione. Tokyo intende presentare una richiesta con l’intento di ottenere la ripresa della caccia commerciale alla balena, in occasione di una riunione dell’Iwc, prevista il mese prossimo in Brasile.
Il Giappone non è l’unico paese dedito alla caccia della balena: la Norvegia, ad esempio, ha aumentato quest’anno la sua quota di pesca di quei cetacei del 28 per cento, a 1.278 esemplari; lo scorso anno le baleniere del paese hanno pescato in tutto 432 esemplari.

 

 

 

 

 

 

Tony Curcio

Disturbare i cacciatori ed i pescatori non è più reato

il Consiglio regionale del Veneto aveva approvato una legge che puniva severamente chi “disturba l’esercizio dell’attività venatoria o piscatoria“ o reca “molestie agli esercenti l’attività di caccia o di pesca.

 

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della Legge regionale del Veneto che prevedeva sanzioni amministrative fino a 3600 euro per chiunque intenzionalmente disturbi l’attività venatoria e piscatoria.
La sentenza, appena depositata, ha dunque bocciato gli articoli 1, 2 e 3 della legge della Regione Veneto 17/01/2017, n. 1, ritenendo che quanto legiferato vada oltre le competenze regionali e travalichi su competenze statali quali sicurezza ed ordine pubblico.
Una vittoria delle Associazioni Animaliste che si vedevano private del diritto fondamentale di protestare e di difendere gli animali durante queste barbare attività
“Prendiamo atto della sentenza della Corte e presenteremo la stessa identica legge presso il Parlamento nazionale tramite l’on. Maria Cristina Caretta e gli altri nostri parlamentari”, commenta in una nota il capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale del Veneto Sergio Berlato. “Ricordiamo – aggiunge Berlato – che in altri paesi europei, compresa nella vicina Francia, leggi analoghe sono vigenti da molti anni. Equipareremo la normativa statale italiana a quella già in vigore negli altri paesi europei”.
Un anno fa era stata anche bocciata sempre dalla Corte Costituzionale (con sentenza n.174 del 13 luglio 2017), la legge del Veneto n.18 del 27 giugno 2016 che prevedeva il “nomadismo venatorio” e altre disposizioni in favore dei cacciatori, in violazione della legge nazionale e dei principi costituzionali sulla “tutela dell’ambiente e della fauna selvatica”.
In attesa di un referendum che blocchi definitivamente queste pratiche criminali come la caccia e la pesca ci felicitiamo per queste piccole vittorie
Tony Curcio
presidente AVI