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177 balene uccise in tre mesi dal giappone con la scusa delle “ricerche scientifiche”

Le baleniere giapponesi hanno ucciso 177 balene, di cui 43 balenottere minori e 134 balenottere boreali. Queste ultime, le più grandi dopo le balenottere azzurre e le balenottere comuni, sono una specie in pericolo di estinzione.Le prime sono piccoli e diffusi misticeti che raggiungono al massimo i 10 metri di lunghezza, mentre le seconde sono balenottere minacciate di estinzione, classificate con codice EN (endangered, in pericolo) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Il Giappone compie questi massacri giustificandosi con la ‘ricerca scientifica’, benchè abbia sottoscritto nel 1986 la moratoria della Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC) che vieta la caccia a questi animali in tutto il mondo, ha sempre usato la scusa  della ricerca per sterminare i mammiferi marini dicendo di studiare l’interno dei loro stomaci e la loro pelle ma ci si rende conto delle bugie dei giapponesi perchè gli studi scientifici basati su queste stragi non ne vengano presentati, inoltre la carne di questi animali finisce già regolarmente nei supermercati nipponici, dove fra l’altro resta invenduta (a tonnellate) e serve solo a far guadagnare le compagnie baleniere finanziate dal governo incurante delle pressioni internazionali per interrompere una pratica brutale che sta spingendo gli animali verso l’estinzione. Tokyo intende presentare una richiesta con l’intento di ottenere la ripresa della caccia commerciale alla balena, in occasione di una riunione dell’Iwc, prevista il mese prossimo in Brasile.
Il Giappone non è l’unico paese dedito alla caccia della balena: la Norvegia, ad esempio, ha aumentato quest’anno la sua quota di pesca di quei cetacei del 28 per cento, a 1.278 esemplari; lo scorso anno le baleniere del paese hanno pescato in tutto 432 esemplari.

 

 

 

 

 

 

Tony Curcio