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Perchè l’olio di cocco non è etico

scimmie del cocco

Con un settore alimentare che ha recentemente iniziato ad allontanarsi dall’uso di oli parzialmente idrogenati alla luce del serio pericolo che rappresentano per la salute umana, aumenta la domanda di oli liberi da grassi-trans che hanno causato un boom nel settore dell’olio di palma – un’industria che è stata già fiorente viste le molte applicazioni per l’olio di palma e dei suoi derivati in cosmetica, pulizia di forniture e nell’impiego chimico.

 Molti amanti degli animali e gli ambientalisti sono ora consapevoli del fatto che in risposta a questa crescente domanda di olio di palma, le foreste pluviali tropicali del Sud-Est asiatico sono state decimate, al fine di far posto a piantagioni di olio di palma, distruggendo l’habitat degli animali che vivono in queste foreste.
Il Programma delle Nazioni Unite individua le piantagioni di palma da olio come la principale causa di distruzione della foresta pluviale in Malesia e in Indonesia. La deforestazione per la creazione di piantagioni di palma da olio è responsabile della perdita dell’habitat dell’elefante asiatico, della tigre, del rinoceronte di Sumatra e dell’orango. Ma ancora peggio è il destino subito da quegli animali che si alimentavano di frutti di palma su queste piantagioni, causando un danno dei profitti delle piantagioni. Gli animali in questo caso, vengono uccisi, picchiati a morte e anche dati alle fiamme.
Le notizie delle atrocità associate alla produzione di olio di palma ha ispirato molti vegani e non vegani, così come le aziende che producono prodotti vegani e vegetariani, a rifiutare l’uso di olio di palma.

L’olio su cui le aziende produttrici si sono dirottate per creare burro e formaggi vegan, è l’olio di cocco. L’olio di cocco si trova anche in molti shampoo, lozioni da barba vegan e cosmetici vegan. Le vendite di acqua di cocco sono in aumento – da meno di mezzo milione di litri a quasi 200 milioni di litri proprio lo scorso anno, e il consumo globale prevede un aumento del 15 per cento entro la fine dell’anno. Secondo la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, “La produzione mondiale di olio di cocco è aumentata negli ultimi dieci anni” e la produzione di cocco in tutto il mondo è attualmente pari a 62 milioni di tonnellate all’anno.

Ma nel sostituire l’olio di palma con olio di cocco, gli animali vengono danneggiati?

La risposta purtroppo è sì, gran parte del settore di cocco è costruito sulle spalle di delle scimmie abusate. Si tratta dei macachi nemestrini, detti anche macachi dalla coda di porco, per essere esatti.

scimmia incatenata

Scalatrici agili e abili, queste scimmie native delle regioni del sud-est asiatico, sono in grado di raccogliere diverse centinaia di noci di cocco al giorno, cosa che un essere umano non può umanamente fare. In un giorno una scimmia può scegliere e raccogliere, da 300 a 1.000 noci di cocco. Le scimmie sono incatenate per il collo e addestrate a scegliere solo le noci di cocco mature e sono costrette a farlo, giorno dopo giorno e per tutto il giorno.
Sono addestrate in strutture di formazione e uno dei visitatori ha descritto questi luoghi: “Il primitivo, campus di primate è una semplice area aperta dal pavimento sporco. Ogni scimmia solitaria, è legata agli steccati con un collare a catena.”

Al termine dell’addestramento, le scimmie sono tenute in gabbia, con nessuna opportunità di poter socializzare. Da dove vengono queste scimmie?
A volte le scimmie sono figlie di berok (scimmie già formate), a volte vengono catturate dai bracconieri nella foresta, intrappolate con le reti. Spesso, i cuccioli delle madri che allattano vengono rapiti causando loro dei traumi che non dimenticheranno per tutta la vita.

nel camion del cocco

La raccolta delle noci di cocco con questo metodo è praticata prevalentemente in tutto il Sud e Sud-Est asiatico in luoghi come la Thailandia, la Malesia, lo Sri Lanka e l’Indonesia, paesi che insieme costituiscono la gran parte della produzione di cocco a livello mondiale. L’Indonesia è il maggior produttore di cocco del mondo, con i suoi oltre 18 milioni di tonnellate di noci di cocco all’anno. Alcuni rapporti indicano che c’è una carenza di manodopera in alcune parti dell’India dove crescono palme da cocco e quindi anche qui è stato dato il via allo sfruttamento delle scimmie.

Purtroppo, il lavoro e la sottomissione delle scimmie, viene visto come una sorta di “intrattenimento”, in cui la sottomissione e il lavoro forzato dei primati viene considerato quasi curioso, una stranezza divertente piuttosto che valutato per quello che realmente è: sfruttamento di vite altamente intelligenti.

Invece che vivere libere di soddisfare i loro istinti naturali e i loro bisogni di una vita che comprenda l’interazione sociale con altre scimmie della loro stessa specie, in modo da essere libere di accoppiarsi e di muoversi liberamente o di riposare ogni volta che ne sentono la necessità, queste scimmie – passano tutta la loro vita a faticare senza mai una fine, costrette all’obbedienza e sottomesse alla volontà degli esseri umani.

Le strutture di formazione delle scimmie, sono destinazioni popolari per i turisti, tanto che i gestori fanno da ciceroni rendendosi disponibili a dare informazioni sulla vita di questi animali, al fine di incoraggiare i turisti pronti a sorvolare tutto ciò che c’è di negativo come il lavoro estenuante e le condizioni spesso pericolose che le scimmie sono costrette a subire, tra le quali, l’arrampicata su alberi alti più e più volte nel corso di una giornata, tutto pur di vedere una scimmia che raccoglie il cocco.

LEGGI ANCHE:  Nuova investigazione sotto copertura di LCA e Animals Australia sul trasporto degli animali

A volte per recuperare le noci di cocco, gli animali cadono da fitti cespugli ferendosi anche mortalmente. Spesso, sono costrette a recuperare utensili da taglio di cocco per i loro gestori che includono coltelli con lame affilate. Una volta finita la raccolta e dopo aver caricato centinaia di noci di cocco sugli autocarri, le scimmie vengono trasportate in un altro luogo di raccolta. E il lavoro ricomincia, non c’è tregua.

raccoglie cocco

E anche se molti articoli su queste scimmie contengono testimonianze di gestori che dichiarano di aver cura dei propri animali è impossibile credere a tali garanzie con le lunghe ore di lavoro duro, la costante agitazione e la mancanza di autonomia che questi animali sono costretti a sopportare giorno dopo giorno, senza alcun vantaggio personale. Infatti, un gestore ha ammesso che a volte “le scimmie sono così stanche de raccogliere noci di cocco che di colpo svengono”.

SUL SITO DI UN CENTRO DI FORMAZIONE, LE SCIMMIE SONO BOLLATE COME “UNA EFFICIENTE MANODOPERA PER IL LAVORO DELL’AGRICOLTURA INDUSTRIALE” E AFFERMA CHE SONO “FORTI, NON HANNO PAURA DELLE ALTEZZE, NON SI LAMENTANO, NON HANNO BISOGNO DI ESSERE PAGATE. IN PIÙ NON HANNO NECESSITÀ DI ESSERE ASSICURATE CONTRO GLI INFORTUNI”. LE SCIMMIE SONO PERTANTO CONSIDERATI UNA ‘MACCHINA VIVENTE’ UTILE PER GLI AGRICOLTORI DI COCCO.

Si tratta, in una parola, di schiavitù. E come la natura umana e la storia dimostra, ancora e ancora, dove c’è un profitto da effettuare sulle spalle dei non-umani, quelle spalle sono tirate e spesso rotte. A detta di tutti, la crescente popolarità di noci di cocco, olio di cocco e dei suoi vari derivati, significa solo maggiore sfruttamento per gli animali.

Alla luce del conflitto tra i valori umani che spingono ad abbracciare una dieta vegana e il trattamento che i macachi sono costretti a sopportare per la raccolta di cocco, gli attivisti hanno scritto alle società vegan per saperne di più sulle pratiche di raccolta associate alle noci di cocco che vengono poi usate per creare acqua di cocco, olio e altri prodotti che contengono derivati da cocco.

A fine giornata
A fine giornata

Alcune aziende hanno semplicemente ignorato le e-mail e lettere. Alcuni hanno ammesso di non saperne nulla e hanno lasciato le cose come stanno senza approfondire le dinamiche dei fatti. Altri hanno risposto che i loro prodotti provengono da aziende note per l’uso delle scimmie. E altri erano felici di segnalare che i loro fornitori non hanno raccolto le noci di cocco in questo modo.

 

 

L’ESSENTIAL TRADING COMPANY, UNA SOCIETÀ CON SEDE NEL REGNO UNITO, È UN ESEMPIO DI QUEST’ULTIMA MODALITÀ. LORO SCRIVONO:
L’ESSENTIAL TRADING PRODUCE UNA GAMMA DI PRODOTTI DI COCCO BIOLOGICI OGNUNO DEI QUALI PROVIENE DA ALLEVAMENTI SOSTENIBILI DI COCCO IN SRI LANKA. ABBIAMO VISITATO LE FATTORIE PERSONALMENTE PER ASSICURARCI CHE SIANO MANTENUTI GLI STANDARD ELEVATI CHE CI ASPETTIAMO E CHE I NOSTRI CLIENTI SI ASPETTANO CON L’ACQUISTO DI PRODOTTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ. LE NOCI DI COCCO VENGONO RACCOLTE CON IL LAVORO SODO DEGLI AGRICOLTORI (UMANI), SALENDO LORO STESSI SULL’ALBERO O UTILIZZANDO UNA LUNGA CANNA DI BAMBÙ PER COGLIERE LE NOCI DI COCCO DALLE CIME DEGLI ALBERI. NESSUNA SCIMMIA È COINVOLTA NELLA RACCOLTA O NEI PROCESSI PRODUTTIVI DI TUTTI I PRODOTTI A MARCHIO ESSENTIAL.

COME AZIENDA SIAMO CONTRARI ALLO SFRUTTAMENTO DEGLI ANIMALI E CONDANNIAMO FERMAMENTE L’USO DI SCIMMIE NELLE AZIENDE AGRICOLE DI COCCO.

raccoglitore di cocco

Purtroppo, non tutte le aziende la pensano allo stesso modo, tra le quali alcune dei più celebri marchi vegan. E mentre con orgoglio si vantano che i loro prodotti sono privi di sottoprodotti di origine animale, cosa che naturalmente è da lodare, il loro ricorso al lavoro coatto delle scimmie non è qualcosa che la gente compassionevole può ignorare.
Come vegan etici, non possiamo ignorare la valorizzazione dei primati sotto l’illogicità dello sfruttamento per i loro anni di fatica prolungata, l’uccisione dei loro genitori, il loro degrado sociale.
Il nostro abbraccio di una dieta a base vegetale è, in primo luogo un modo per evitare la sofferenza degli animali. E l’industria della noce di cocco – ed i prodotti vegan a base di cocco sono intrisi di questa sofferenza.

Oltre al Trading Essential, le seguenti società affermano che i loro fornitori non utilizzano le scimmie:

  • 3 Buddhas,
  • Aunt Patty’s,
  • BetterBody Foods,
  • Carrington Farms,
  • Dr. Bronner’s,
  • Earth Circle Organics,
  • Harmless Harvest,
  • Maison Orphee,
  • Naked Coconuts,
  • Nutiva, Ojio,
  • So Delicious,
  • Silk,
  • Spectrum Organics.

Da notare tuttavia, che se le noci di cocco provengono dalla Thailandia, i portavoci del settore dicono che è “difficile credere” che i primati non vengano utilizzati. In Thailandia infatti, le scimmie raccolgono il 99 per cento delle noci di cocco.

fonte: nonsoloanimali

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perchè associarsi ad una associazione

Spesso capita leggere o ascoltare attivisti alimalisti dire di non essere associati a nessuna associazione perchè vogliono essere liberi, non vogliono compromessi con questa o quella associazione.

Cosa è un’associazione:
Nel diritto, un’associazione è un ente costituito da un insieme di persone fisiche o giuridiche (gli associati) legate dal perseguimento di uno scopo comune.

Perchè esiste un’associazione:
unisce un certo numero di soci per raggiungere lo scopo prefissato e più l’associazione è grande più ha il potere di contrattazione o di lotta con le istituzioni per la difesa degli animali ed aumenta la forza di operatività sul territorio.

Vantaggi di rimanere non associati:
non si è costretti a render conto a nessuno ma ci si trova lo stesso a discutere con altri sulle proprie scelte, non ci si deve confrontare con altri ma poi devi rivolgerti ad altri per aiuti, si prendono decisioni proprie ma se ne pagano le conseguenze di prima persona senza essere tutelato da nessuno per cui tutti i vantaggi diventano svantaggi.

Ma poi da soli non si riesce ad organizzare manifestazioni o proteste come si vorrebbero, le istituzioni non ti prendono in considerazione, la possibilità di azione è limitata.

Cosa hanno fatto le grandi associazioni? Vedi Peta quante lotte ha vinto, vedi Enpa, Lipu,  Oipa, Sea Shepherd, Greenpeace, e tante altre associazioni ( che ci piacciano o meno) che grazie ai grandi numeri sono riuscite ad avere vittorie nel campo animalista.

Quindi i cani sciolti o le divisioni tra gli attivisti non fa altro che agevolare il nemico, i cacciatori, pescatori ed allevatori perchè non si riesce ad avere la forza necessaria per contrastarli.

Adesso non dico che vi dobbiate tutti associare ad Avi (sarebbe meraviglioso per tutti 😀 ) ma fatelo anche con altre, rendete forti le associazioni, e sarete forti anche voi.

tony

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pelle, ecopelle e similpelle, la grande truffa

Differenza tra ecopelle e similpelle

La differenza tra eco pelle, simil pelle e pelle è’ uno dei temi più dibattuti degli ultimi tempi. Molte persone sono convinte che l’ecopelle sia un surrogato della pelle, realizzato con materiali che sostituiscono la componente animale, e che quindi, acquistare un prodotto in eco pelle, sia una scelta a tutela degli animali che non vengono uccisi per la produzione di capi d’abbigliamento, scarpe, accessori, arredamenti, e molto altro. Per questo tendiamo a ostentare il nostro divano in eco pelle, le nostre scarpe in ecopelle, la nostra giacca in ecopelle, i nostri giubbotti in ecopelle, che sostituiscono il divano in pelle o la giacca in pelle, perché non impiegano gli animali. Se cosa sia la pelle tutti lo sanno, non tutti sono consapevoli di quale differenza c’è tra eco pelle e simil pelle.

Differenza tra ecopelle e similpelle

Bisognerebbe, innanzitutto, fare chiarezza sull’uso improprio dei termini pelle, eco pelle e simil pelle. Quando ci riferiamo a un capo in pelle stiamo parlando di pelle di origine animale, ovvero di un prodotto derivato dalla lavorazione di pelli animali a scopo commerciale, e fin qui, nulla di nuovo. Ma cos’è esattamente l’ecopelle? E’ pelle animale o sintetica?
La definizione corretta di ecopelle non è “finta pelle per ottenere la quale non è stato accoppato alcun animale” bensì “pellame animale conciato mediante un processo di lavorazione rispettoso dell’equilibrio ambientale”.

Quindi anche l’eco pelle è un prodotto animale. Ecco perché è importante fare la differenza tra ecopelle e similpelle. La differenza rispetto alla pelle, sta nella sua lavorazione, la cosiddetta concia. La concia ha la funzione di interrompere la decomposizione naturale delle pelli, in modo da renderle adatte agli usi che conosciamo. Nei primi anni del secolo scorso, questo lavoro veniva effettuato con prodotti di origine naturale, impiegandovi molto tempo. Ma con l’avvento della chimica, i prodotti naturali sono stati sostituiti da sostanze di sintesi come il cromo, che hanno permesso una lavorazione più gestibile e un concreto risparmio, soprattutto in termini di tempo. Il cromo, tuttavia, è una sostanza fortemente dannosa per la salute e per l’ambiente, e nei primi anni settanta, è stato necessario introdurre delle normative di tutela dell’ambiente e dei lavoratori. Attualmente, per la concia della pelle, vengono utilizzati prodotti di natura chimica, meno dannosi.

L’ecopelle, invece, viene conciata con tecniche naturali, a basso impatto ambientale. Tra queste, ritroviamo la pelle conciata “al vegetale”, attraverso un processo che inizia con un trattamento della pelle a base di acqua, zolfo e calcio, seguito da un bagno in acqua ed estratti di mimosa, e da uno di acqua e coloranti. In questo caso, la maggior parte dei coloranti sono di origine vegetale.

Similpelle o finta pelle. Di cosa è fatta?

Sembra pelle, ma in realtà è un materiale resinoso o plastico, sintetico e di origine non animale. Ha un costo ridotto, è leggera e resistente. Nella maggior parte dei casi, la similpelle è prodotta in PVC, 

Fate molta attenzione quando acquistate un prodotto, e leggete sempre l’etichetta per vedere se i materiali che lo compongono sono effettivamente sintetici oppure no, anche nel caso in cui il commerciante (non essendo probabilmente a conoscenza della differenza fra Ecopelle e Similpelle) afferma che il prodotto ecopelle non è di origine animale.

fonti:

Qual è la differenza tra ecopelle e similpelle? La scelta Ecologica

ecopelle? no, plastica. l’ecopelle è pellame naturale conciato in modo sostenibile.

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pelliccia di karakul

Sapete cos’è la pelliccia di astrakan?   

      

Sapete di cosa è fatta?

La pelliccia dell’agnello karakul, si può trovare in commercio con nomi di breitschwanz, astrakan o persiano però non tutti sanno come si ottiene.

L’astrakan è il manto di agnellini appena nati o che hanno solo alcuni giorni, o poche ore di vita.

E soprattutto, sapete che è fatta con i feti di agnello, strappati letteralmente dal grembo della madre.

Perchè questo abominio? Perchè la pelliccia degli agnelli appena nati è lucidissima e con una graziosissima arricciatura, che si modifica e perde valore se l’animale cresce di qualche giorno. La pelliccia dei feti (fino a 15 giorni prima della nascita) è leggera, luminosa è caratterizzata da un’ondulatura, che la rende preziosissima. Per conservare tutte queste particolari qualità del manto, gli agnelli vengono macellati e scorticati piuttosto che semplicemente tosati (come avviene con le pecore per la lana) in modo da far restare integre le pelli.

Il risultato di un’accurata indagine effettuata dalla Humane Society of the United States (HSUS) sul commercio della pelliccia di agnello Karakul è dimostrativo delle dimensioni di questo fenomeno.
Ogni anno in Afganistan, Kazastan, Namibia, Sud Africa, Uzbekistan ed altri paesi dell’Asia centrale, si allevano e uccidono dai quattro ai cinque milioni di agnelli karakul.
Gli investigatori hanno documentato l’uccisione di trenta agnelli per confezionare un unico soprabito.
La pelliccia di feto è la più costosa, può superare i $25.000. Un cappotto confezionato con agnelli neonati vale da $5.000 a $12.000.

Avviso – Il video potrebbe turbare la sensibilità in soggetti emotivi

fonte: laverabestia.org

 

 

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intervista a Donald Watson

 

donald_watson

 

 

 

 

 

 

Si chiamava Donald Watson e a lui dobbiamo la nascita, nel 1944, della Vegan Society. Ci ha lasciati all’età di 95 anni.
10-12-2005 – Fonte: vegetariani.it

Donald Watson, padre di tutti noi vegan ci ha lasciati all’età di 95 anni, dando una testimonianza reale che vegan si vive bene e a lungo, ma soprattutto senza far soffrire altri animali per soddisfare i gusti di chi non ha la volontà di rinunciare a carne pesce, latte formaggio e uova, alimenti inutili e dannosi. Dobbiamo infatti a lui la nascita, nel 1944, della Vegan Society, del termine “vegan” e l’introduzione di uno stile di vita senza carne e senza latticini, oggi seguito da milioni di persone nel mondo.

Le prime esperienze nella fattoria di famiglia, dove si allevavano i maiali, lo hanno portato molto presto a cambiare le sue abitudini alimentari. Scioccato dalle urla dei maiali macellati, a tredici anni, Watson decise di non mangiare più carne, proposito che ha mantenuto fino alla sua morte avvenuta lo scorso 16 novembre 2005 a Keswick, Cumbria, all’età di 95 anni. Questa scelta ha sicuramente influenzato il suo vivere, portandolo a evitare di partecipare alla seconda guerra mondiale definendosi obiettore di coscienza. Risalgono al 1944 le pagine scritte da Watson in cui spiega di aver abbandonato, oltre alla carne, anche l’utilizzo di uova, latticini, pelle, lana e seta. Lavorando nei campi iniziò a usare un forcone, al posto della vanga, nel tentativo di non uccidere i vermi.

In una piccola stanza della sua casa di Leicester, nel tardo novembre del 1944 gli scritti in cui esprimeva i suoi convincimenti e i suoi sforzi, diventarono una piccola pubblicazione sulla quale nella prima pagina si leggeva: “Il prezzo di questa newsletter è di due penny, l’iscrizione annuale è di uno scellino”. Il titolo provvisorio era “Vegan”, parola ricavata utilizzando l’inizio e la fine della parola “vegetarian”.

“L’indiscutibile violenza associata alla produzione di latticini”, questo è ciò che scrisse Watson nel primo numero, “ha reso evidente che la dieta lacto vegetariana è una via di mezzo fra l’alimentazione carnea e la dieta umana e civilizzata, e per questo motivo pensiamo che durante il corso della vita su questa terra dovremmo sforzarci di svolgere il viaggio completo”.

Il titolo della pubblicazione successivamente divenne Vegan News (notizie vegane) e questo termine venne poi ripeso per indicare questo tipo di alimentazione.

Inizialmente gli iscritti alla Vegan Society furono 25, mentre oggi sono circa 5.000. Si stima che solo in Gran Bretagna i vegani siano 300mila. In 60 anni di storia, il veganismo, secondo fonti dell’associazione, avrebbe fatto almeno 4 milioni di proseliti nel mondo.

VEGETARIANO DA OLTRE 80 ANNI – VEGAN DA OLTRE 60

Estratto di un’intervista con Donald Watson, fondatore e patrono della Vegan Society, dalla registrazione su cassetta di una conversazione di 3 ore del 15 dicembre 2002. Gli autori dell’intervista sono la Vegan Society Trustee e l’autore del Vegan Passport George D. Rodger. Estratto preso da http://www.worldveganday.org/

Quando e dove sei nato?
Sono nato il 2 settembre 1910 a Mexborough nel South Yorkshire, in una famiglia carnivora.

Raccontami della tua infanzia.
Uno dei miei primi ricordi è delle vacanze alla fattoria di mio zio George, dov’ero circondato da tanti animali interessanti. “Davano” tutti qualcosa: il cavallo della fattoria tirava l’aratro, le mucche “dava” il latte, le galline “davano” le uova ed il gallo era utile come sveglia la mattina – a quel tempo non immaginavo che potesse avere anche un’altra funzione. La pecora “dava” la lana. Non capivo cosa potessero “dare” i maiali, ma erano creature così amichevoli – sempre felici di vedermi. Poi arrivò il giorno in cui uccisero uno dei maiali: ho ancora ricordi vividi dell’intero processo, incluse le urla ovviamente. Una cosa che mi procurò uno shock fu che mio zio George, di cui avevo un’alta opinione, era parte di quella squadra. Decisi che le fattorie – e gli zii – dovevano essere riposizionate: l’ambiente idilliaco non era altro che un Braccio della Morte, dove i giorni di tutte le creature erano contati fino al momento in cui non sarebbero più stati utili agli esseri umani. Ho vissuto in famiglia per 21 anni, e in tutto quel tempo non ho mai sentito una parola da parte dei miei genitori, nonni, 22 zii e zie, 16 cugini, insegnanti e parroci che facessero riferimento anche lontanamente ai doveri che abbiamo nei confronti delle creature di Dio.
Quando ho lasciato la scuola, ho cominciato a fare l’apprendista falegname con un altro zio. A 21 anni stavo per diventare un artigiano, quando ci trovammo nella recessione economica dei primi anni ’30, e scoprii che potevo diventare un mastro artigiano qualificandomi alla City and Guilds. E’ quello che ho fatto, con un po’ di fatica.

Ad oggi hai 92 anni e 104 giorni. A cosa attribuisci la tua longevità?
Ho sposato una ragazza gallese, che mi ha insegnato un detto delle sue parti: “Quando tutti corrono, tu resta fermo”, e da allora l’ho fatto. Vedo molte persone che corrono verso quello che io vedo come un suicidio, con abitudini che tutti sanno essere pericolose. Io ho sempre riconosciuto che il più grande errore dell’uomo è stato quello di cercare di trasformarsi in un carnivoro, in contrasto con la legge della natura. Inevitabilmente, suppongo, entro una decina d’anni ci sarà una mattina in cui non mi sveglierò. Cosa succederà? Ci sarà un funerale, ci saranno lì un po’ di miei conoscenti e, come Shaw ha predetto per il suo funerale, ci saranno gli spiriti di tutti gli animali che non ho mai mangiato. In quel caso, sarà un grande funerale!

Quando sei diventato vegetariano?
E’ stato a Capodanno del 1924, per cui non mangio carne e pesce da 78 anni.

Parlami dei primi tempi della Vegan Society.
Nei due anni prima che formassimo una Società democratica, ero letteralmente il leader. Dal responso che ho ricevuto – centinaia di lettere – ho sentito che se non avessi formato io la Vegan Society qualcun altro l’avrebbe fatto, anche se magari avrebbe avuto un altro nome. La parola “vegan” fu immediatamente accettata e divenne parte del linguaggio, è oggi nei vocabolari di quasi tutte le lingue. Non posso far a meno di paragonare il nostro fantastico magazine trimestrale che abbiamo oggi con il mio umile “Vegan News” che producevo con grande lavoro. Normalmente impiegavo un’intera notte ad assemblare le varie pagine e a graffettarle insieme. Avevo limitato il numero di abbonati a 500 perché non riuscivo a gestire numeri superiori. Paragonato alla democrazia, la dittatura aveva ovvi vantaggi. Nei primi tempi di “Vegan News” potevo fare tutto per conto mio. Non penso sarei sopravvissuto se avessi dovuto scrivere alle persone interessate per chiedere la loro opinione. Non avevo telefono né auto – potevo solo sperare che condividessero il mio punto di vista, finchè non delegai questo lavoro a una commissione.

C’è qualche relazione tra il tuo veganismo ed eventuali tuoi credenze religiose?
Ho credenze religiose molto profonde. Non sono mai stato abbastanza intelligente per essere un ateo – un agnostico sì. Alcuni teologi pensano che Cristo fosse un Esseno. Se lo era, era vegan. Se fosse vivo oggi, sarebbe un predicatore del veganismo invece del predicatore di preghiere che era a quei giorni, e diffonderebbe il messaggio della compassione. Capisco che ci sono adesso più che vegan che aspettano il pranzo della domenica di Anglicani che frequentano la messa della domenica mattina. Ma gli Anglicani dovrebbero gioire, alla notizia che qualcuno finalmente sta mettendo in pratica l’elemento essenziale della religione Cristiana – la compassione.

Cosa trovi più difficile dell’essere vegan?
Presumo sia l’aspetto sociale – prendere le distanze dalle circostanze della vita dove la gente si incontra per mangiare. Il solo modo in cui questo problema può attenuarsi è che il veganismo diventi sempre più accettabile nei ristoranti, negli alberghi, ovunque uno debba andare, finchè si spera che un giorno diventi la norma.

E l’altro lato della medaglia: cosa trovi più facile dell’essere vegan?
Il grande vantaggio di avere una coscienza pulita, e la convinzione che gli scienziati debbano ora accettare la coscienza come parte dell’equazione scientifica.

Quanto è stato importante il giardinaggio nella tua vita?
Un amico mi ha insegnato quando vivevo a Leicester. Quando ho avuto la fortuna di trovare lavoro a Keswick, ho preso una casa con un acro di giardino, ed un mio sogno è diventato realtà. I miei bidoni di compost li riempio con tutte le erbacce, fieno, scarti vegetali dal giardino, foglie morte – niente di origine animale. A proposito, tutti gli scavi li faccio con il forcone invece che con la pala, per non uccidere i vermi.

Cosa ne pensi degli organismi geneticamente modificati?
Come dice un vecchio detto, se una cosa sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è troppo bella per essere vera. Sono sicuro che questo è un esempio classico di ciò, molto distante dall’irreversibile natura genetica di quella che sarà la nostra fornitura di cibo in futuro.

Cosa ne pensi degli sport sanguinari?
Penso siano il fondo del barile. Per quanto possiamo sentire necessario, essendo finiti in questo casino, uccidere delle creature per il loro bene, trovo che uccidere delle creature per divertimento sia patologico.

Cosa ne pensi degli esperimenti sugli animali?
Ho detto che gli sport crudeli sono il fondo del barile, ma penso che in effetti dovrei alzarli di un gradino e mettere la vivisezione ancora più in basso. Una cosa che dovremmo chiederci quando pensiamo che la crudeltà è largamente delegata ad altre persone è semplicemente: se questi macellai e vivisettori non esistessero, noi saremmo in grado di fare quelle cose con le nostre mani? Se non potremmo, non abbiamo il diritto di pretendere che altri le facciano per noi.
La maggior parte delle medicine tradizionali sono testate sugli animali, e questa forse è la maggiore incoerenza dei vegetariani e vegan che prendono medicine tradizionali – un’incoerenza molto più grave perfino del vestire di pelle o lana, sottoprodotti di industrie che principalmente traggono profitto dalla carne.

Cosa ne pensi delle azioni dirette?
Non ne sono mai stato coinvolto. Rispetto enormemente le persone che lo fanno, nella convinzione che sia la via più diretta e rapida per ottenere un risultato. Se io fossi un animale chiuso nella gabbia di un vivisettore, ringrazierei la persona che è entrata con la forza e mi ha liberato. Detto ciò, dobbiamo sempre chiederci prima: è possibile che la nostra azione abbia delle controindicazioni? Non posso dire “sì” o “no” perché non ho la risposta.

Quale consideri la più grande vittoria della tua vita?
L’ottenimento di quello che ho deciso di fare: il sentire di essere strumentale nella creazione di un grande nuovo movimento che potrebbe cambiare non solo il corso delle cose per l’umanità ed il resto della creazione, ma anche alterare le aspettative di vita dell’uomo su questo pianeta.

Hai qualche messaggio per i milioni di persone nel mondo che ora sono vegan?
Cercate di vedere il veganismo nella sua concezione più ampia – qualcosa che vada al di là del trovare una nuova alternativa alle uova strappazzate per il vostro toast o una nuova ricetta per il dolce di Natale. Siate consapevoli del fatto che siete parte di qualcosa di grande, qualcosa che non è mai stato provato fino a 60 anni fa, e qualcosa che sta andando incontro a tutte le critiche possibili che uno possa inventarsi. Ed è qualcosa che non presuppone settimane o mesi di studi delle tabelle nutrizionali o il leggere libri dei cosiddetti esperti – è qualcosa che implica il prendere atto di alcune cose e metterle semplicemente in pratica.

Hai qualche messaggio per i vegetariani?
Accettate che il vegetarianismo sia solo una fase di passaggio tra il mangiare carne e l’essere vegan. Ci possono essere vegan che hanno fatto il salto tutto in una volta, ma sono sicuro che per la maggior parte della gente il vegetarianismo è il necessario passaggio di mezzo. Io stesso sono ancora un membro della Vegetarian Society per restare in contatto con il movimento. Ero entusiasta quando ho saputo che alla World Vegetarian Conference a Edinburgo il menù era interamente vegan e i delegati non avevano scelta. Questo piccolo seme che ho piantato 60 anni fa sta finalmente germogliando.

Cosa pensi del modo in cui si è sviluppata la Vegan Society da quando l’hai fondata?
E’ andata meglio del previsto, sicuramente. Il genio è uscito ora dalla lampada e nessuno può più rimettercelo dentro e tornare all’ignoranza dei giorni pre-1944, quando questo seme è stato piantato da persone piene di speranza. Ora ovunque un uomo viva può scegliere una dieta vegan. Tutti i primi lavori sono stati fatti da volontari. Perfino il nostro Capo Esecutivo prende una paga minima, una delle più misere tra quelle del settore commerciale. Non possiamo permetterci niente di più. Per cui la Vegan Society è sempre stata, in questo senso, supportata dal lavoro dei volontari. E siamo enormemente grati a questa gente perché Dio solo sa cosa sarebbe successo se non ci avessero dato il loro aiuto.

In che direzione pensi andrà la Vegan Society in futuro?
Ho delle esitazioni a suggerire qualcosa a un movimento che sembra andare benissimo e diffondersi sempre più in tutto il mondo. L’edificio che aveva resistito a tutti gli attacchi prima che iniziassimo il nostro lavoro sta ora crollando a causa della debolezza della sua struttura di base. Non sappiamo quale sarà l’avanzamento spirituale che il veganismo avrà a lungo termine, nelle prossime generazioni, per la vita umana. Certamente sarà una diversa civilizzazione, e la prima in tutta la storia che meriterà questo nome.

Articolo di Alex Barbieri
con estratti presi da vegetariani.it e adnkronos.com
Intervista tradotta dal sito http://www.foodsforlife.org.uk 

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procurato allarme

Istantanea 2 (08-04-2016 00-25)

guarda il video

Che AVI desse fastidio era assodato ma quello che è successo lascia l’amaro in bocca, siamo stati denunciati per procurato allarme per aver portato alla luce un maltrattamento di poveri animali.

Il 1°primo aprile (si potrebbe pensare ad uno scherzo invece non lo è) ci viene fatta una segnalazione che in un allevamento stanziale ci sono le condizioni di un possibile maltrattamento. Due nostri volontari allora si recano sul posto per verificare se la segnalazione corrispondeva alla realtà.

All’arrivo i volontari trovano un cane legato ad una catena che lo stava soffocando e dentro un rimorchio degli agnellini tra cui uno morto, allora chiamano le guardie forestali che dicono che al momento non possono intervenire ma la nostra volontaria insiste animosamente allora dopo un pò arrivano e li a poco anche i veterinari dell’ASL che trovano il piccolo morto, ma la guardia forestale,scocciata per il disturbo pensa bene di denunciare i nostri volontari per procurato allarme, ma per esserci realmente un giusto allarme cosa dovevano trovare sul posto? magari tutto il gregge morto?

Quindi adesso tocca difenderci da chi dovrebbe difenderci,da chi dovrebbe avere a cuore il benessere degli animali, vorremmo solo capire da che parte stanno così da sapere per la prossima volta che capita qualcosa chi chiamare. Ci rendiamo conto che la difesa degli animali deve fare i conti con gli interessi economici, la vita ha un prezzo e chi riesce a monetarizzarla ha la precedenza sui diritti della stessa.

il presidente AVI

Tony Curcio

 

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Donald Watson e Elsie Shrigley, i genitori del Veganismo

Donald Watson Elsie Shrigley,

Donald Watson (Mexborough, 2 settembre 1910Keswick, 16 novembre 2005) è stato un attivista britannico, pioniere del veganismo.)

Vegetariano sin dal 1924 si dichiarò obbiettore di coscienza durante la seconda guerra mondiale

Il 1º novembre 1944 fondò assieme a Elsie Shrigley la Vegan Society, dopo che la Vegetarian Society non aveva accettato la proposta – dettata, secondo i sostenitori, dalla necessità di non collaborare allo sfruttamento delle mucche e all’uccisione dei vitelli – di escludere i latticini dai prodotti considerati vegetariani. Watson organizzò a Londra una riunione di sei “vegetariani non consumatori di latticini”, in cui venne deciso di costituire una nuova società, la Vegan Society, di cui Watson stesso fu eletto presidente, e di adottare come definizione il termine vegan, come contrazione di vegetarian,  infatti è composta dalle prime tre lettere e dalle ultime due della parola  vegetarian.Il termine «vegan» fu coniato, sempre assieme a Elsie Shrigley,

Watson scrisse i testi di The Vegan News, una rivista in cui furono spiegate le ragioni della scissione; lo scritto si concludeva con un motteggio satirico: “Dammi da bere un whisky, ho sete”. “Dovresti bere latte, il latte fa buon sangue”. “Ma io non sono assetato di sangue”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Watson

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Stop agli animali nei circhi, qualcosa si sta muovendo

circo-senza-animali

Nel nuovo codice degli spettacoli sarà prevista la loro «graduale eliminazione». Gli italiani d’accordo con una battaglia storica delle associazioni ambientaliste

Quattro righe appena in un fascicolo alto così, che sfiora le 20 mila parole. Eppure la svolta c’è: i circhi italiani, e anche quelli stranieri che verranno da noi a tirar su il tendone, dovranno fare a meno degli animali. Niente leoni, niente tigri, stop agli elefanti e pure ai cavalli. Per intrattenere grandi e piccini ci saranno solo acrobati, pagliacci e spettacoli d’arte varia. Non è una promessa generica ma un impegno preciso che il governo ha preso in un disegno di legge depositato in Parlamento. Anche se per vederne gli effetti concreti ci vorrà un po’ di tempo.

Il divieto

Per capire cosa succederà bisogna sfogliare il disegno di legge sul cinema presentato dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Il testo – approvato in consiglio dei ministri alla fine di gennaio e adesso all’esame del Senato – parla anche di spettacoli dal vivo. Dice che il governo scriverà un nuovo codice dello spettacolo, e ne fissa subito alcuni principi. Uno dei principi sta proprio in quelle quattro righe che segnano una svolta. Dicono che il governo si impegna alla «revisione delle disposizioni in tema di attività circensi, specificatamente finalizzate alla graduale eliminazione dell’utilizzo degli animali nello svolgimento delle stesse». La direzione è segnata. Ma quali saranno i tempi di un’operazione che le associazioni ambientaliste e animaliste chiedono da tempo?

I tempi

Non è questione di mesi. Prima la legge cinema deve essere approvata dal Parlamento, poi il governo deve scrivere il nuovo codice degli spettacoli con il divieto dentro. Poi ancora il divieto sarà «graduale», cioè per tappe successive. In tutto ci vorranno almeno un paio d’anni. Sarebbe stato difficile, però, decidere dall’oggi al domani senza mandare per aria un settore, quello dei circhi, che già adesso fatica a stare in piedi. Anche la Catalogna, che l’estate scorsa ha fatto questa scelta dopo aver messo al bando pure la corrida, ha dato ai circhi un anno e mezzo di tempo, con un divieto che scatterà nel 2017. Secondo l’ultima rilevazione dell’Eurispes, è contrario all’uso degli animali nei circhi oltre il 70% degli italiani.

fonte

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alimentazione vegana per cani e gatti

cane e gatto

Alimentazione vegana per cani e gatti

Esiste alternative all’alimentazione carnivora di cani e gatti ovvero alimenti a base vegetale per cani e gatti (hypo-allergenic pet-food, cruelty free).
Si tratta di prodotti senza presenza alcuna di scarti di macellazione, di carne, pesce o di farine animali. Senza coloranti, né conservanti, né materie prime transgeniche. Senza materie prime sperimentate in alcun modo su animali (quindi rispondenti all’idea antivivisezionista).

E’ emerso che non solo è POSSIBILE nutrire la maggior parte dei gatti e dei cani seguendo una dieta senza carne, ma è anche AUSPICABILE. Alcune patologie, infatti, quali le dermatiti, possono essere debellate con una dieta priva di carne e pesce. Acquistare i “comuni” alimenti per animali domestici significa inoltre sostenere la stessa industria della carne con le conseguenti crudeltà, sfruttamento, sprechi e danni ambientali che il vegetarismo, animalisti e protezionisti così fortemente contrastano.

È possibile nutrire un cane o un gatto seguendo una dieta vegetariana?

Entrambi gli animali possono sicuramente essere nutriti seguendo una dieta vegetariana/vegan, sebbene nessuno dei due sia vegetariano in natura (i cani sono onnivori e i gatti carnivori). In natura questi animali non mangerebbero niente di ciò che si trova in una scatola d’alimenti per animali domestici.
Una dieta speciale deve essere seguita per i gatti, poiché per loro è essenziale un aminoacido chiamato taurina che si trova nei muscoli degli animali. Questo aminoacido è già stato sintetizzato artificialmente, e viene usato negli alimenti (non vegetariani) per gatti comunemente in commercio. Ai gatti vegetariani deve essere fornito come integratore. La mancanza di taurina può portare alla cecità ed anche alla morte. (Fonte http://www.lesfigatte.org/?q=node/25)

CANE

Per il cane è molto più semplice in quanto, essendo onnivoro, dandogli degli alimenti di ottima qualità e presenti sul mercato già da oltre 15 anni (in modo da avere delle testimonianze vere e non solo dati informativi e grafici) siamo sicuri che il cane non solo vivrà bene (le proteine vegetali rendono i cani più tranquilli e meno aggressivi, rispetto alla carne) ma avrà meno rischi di sviluppare malattie come il cancro, dermatiti, allergie, ecc.
La dieta totalmente vegetariana è inoltre di ottimo aiuto per tutti quei cani che sono allergici e/o intolleranti alle proteine di origine animale, quindi per non sterminare inutilmente gli animali fonti di nuove proteine (tipo cervo, cavallo e animali che in natura il cane non mangerebbe mai) meglio dare un sano alimento vegetariano.
Oltre alla pappa si può integrare la loro alimentazione con degli integratori specifici, sempre vegan, di omega 3 e 6.

La PeTA americana ha raccolto una serie di articoli per discutere la questione dell’alimentazione vegetariana per i cani. I benefici per la salute sono evidenti, dato che la carne trovata nei pet food contiene, nella maggior parte dei casi, le parti classificate come “non adatte al consumo umano”.

I partecipanti alla ricerca – durata 1 anno – hanno fornito dati relativi a 300 cani. I dati offrono indubbiamente informazioni rilevanti, come, ad esempio, il fatto che le condizioni di salute dell’82% dei cani che erano stati vegan per 5 o più anni erano buone o eccellenti.

Dai risultati, sembra proprio che una scelta veg*ana sia un vantaggio:

Numero di cani: 12
Periodo: tutta la vita
Salute buona o eccellente: 12
Percentuale: 100%

Numero di cani: 26
Periodo: 90% della vita
Salute buona o eccellente: 22
Percentuale: 84.6%

Numero di cani: 65
Periodo: 75% della vita
Salute buona o eccellente: 53
Percentuale: 81.5%

Numero di cani: 142
Periodo: 85% della vita
Salute buona o eccellente: 120
Percentuale: 84.5%

È inoltre evidente il vantaggio del veganismo sul vegetarianismo: l’82% dei cani vegani per 5 o più anni erano in buona o eccellente salute mentre solo il 77% dei cani vegetariani per 5 anni o più erano in buona o eccellente salute.

L’età media di morte era 12.6 anni.

La ricerca sulla salute dei cani vegan

Non esiste evidenza scientifica in base alla quale ritenere che i cani non possano condurre esistenze attive e sane alimentandosi con una dieta vegan. Il cibo vegan preparato in casa o industrialmente può inoltre evitare i potenziali effetti deleteri di molti cibi industriali a base di carne.

Alcuni studi hanno descritto la “sindrome da sola-carne” rilevata in quegli animali che si nutrono solo di carne (senza aggiunta di vitamine e minerali), i quali sviluppano ossa fragili, una condizione generale misera e in alcuni casi la morte. La condizione è attribuibile alla mancanza di adeguato apporto di calcio, iodio e vitamine A e B1 ed uno scadente rapporto calcio/fosforo. Nella carne manca in modo particolare il calcio. La dieta naturale è molto più variata. I cani e i gatti selvatici mangiano non solo carne ma anche ossa (ricche di calcio), gli organi e gli intestini che contengono sostanze vegetali assortite. Ai vegan che desiderano adattare la propria alimentazione agli animali che vivono con loro, suggeriamo di seguire alcune semplici precauzioni:

  • Fornite la più ampia varietà: le carenze sono inesistenti se viene assunta una grande varietà di cibi.
  • I cani sono dei patiti del lievito, perciò insaporire alcuni cibi (ad esempio quelli a base di proteine di soia) con del lievito li rende più appetitosi e apporta vitamine B extra.
  • Fornite tutti i nutrienti: proteine, carboidrati, grassi e oli, vitamine, minerali ecc. In caso di problemi di vomito, diarrea persistente o prurito, l’animale potrebbe essere allergico ad alcuni componenti del cibo; cercate di identificarli ed eliminateli dalla dieta. Un vomito occasionale, comunque, può essere considerato normale.
  • Evitate cibi forti e piccanti tipo curry. Tendono a causare problemi digestivi.
  • Se cucinate cibo cotto, non datelo troppo caldo, ma nemmeno freddo da frigo.
  • Ricordate che il tratto intestinale del cane è più corto di quello umano e quindi potrebbe non tollerare grandi quantità di cibo fibroso. Ma hanno comunque bisogno della loro dose di fibre (vegetali, crusca, cereali integrali, frutta fresca). Cuocere per 15 minuti la verdura rompe le fibre e diminuisce il quantitativo fibroso, ma una cottura prolungata distrugge alcune vitamine – tipo la tiamina.
  • Le fibre crude saziano e riducono il senso di fame, favoriscono l’evacuazione.
  • Le patate sono indigeste per alcuni cani.
  • I dettagli forniti da alcuni proprietari di cani vegetariani in Gran Bretagna, mostrano che gradiscono questo tipo di regime alimentare. Ricordate: questa è solo una guida generale e dev’essere adattata al singolo animale.

Cani adulti

Generalmente si trovano meglio con 2 piccoli pasti giornalieri, una piccola colazione ed un pasto principale (mezzogiorno o sera).

  1. Colazione (mattina o mezzogiorno): cereali integrali tipo muesli, frumento macinato grosso, zuppa di fiocchi d’avena o altro cereale.
  2. Cena (pomeriggio o sera): proteine vegetali (TVP), lenticchie cotte o altri legumi, fagiolini cotti. Insieme con: verdura (grattugiata o tagliata) cotta e/o cruda, ad esempio carote ecc. Altri cibi adatti sono: frutta grattugiata o tagliata, frutta secca, pane integrale (fresco o tostato), sandwich con lievito di birra, pane dolce biscottato, riso integrale, cereali germogliati.

Ricordate che i cani hanno bisogno di sgranocchiare cibo per esercitare le mascelle e le gengive, ma l’uso continuo di cibo tritato porta tartaro, piorrea e perdita dei denti. Sono preferibili carote crude, ossa di gomma, mele intere, biscotti duri integrali.

Ad un cane di taglia media, si può dare quotidianamente un cucchiaio di olio di semi (ad esempio di girasole) crudo per bocca o mischiato nel cibo (MAI COTTO), mentre per i cagnolini di piccola taglia basteranno alcune gocce; questo migliora il pelo e fornisce acidi grassi essenziali (polinsaturi). L’olio deve essere conservato in bottiglia chiusa, tenuta al fresco ed al buio (meglio se in frigorifero), per prevenirne l’ossidazione degli acidi grassi.

Cuccioli fino a 8 settimane

Fino alla terza settimana i cuccioli dipendono esclusivamente dal latte materno; successivamente, pur continuando a consumare latte, avranno bisogno di altri alimenti, la cui quantità va progressivamente aumentata.

Dalla terza settimana (o prima se necessario), offrite loro piccoli piatti di latte di soia con fiocchi o cereali integrali macinati finemente, fino a formare una pappa abbastanza liquida (magari con un pizzico di lievito in polvere). Non superare i 5 o 6 piccoli pasti al giorno. Da 8 settimane a 4 mesi 4 piccoli pasti quotidiani.

In linea di massima:

  • ore 08.00 cereali con latte di riso/soia;
  • ore 12.00 noci macinate e verdure, noci grattugiate, pane integrale con lievito di birra;
  • ore 16.00 come ore 8.00;
  • ore 20.00 come ore 12.00.

Fornite anche cibo solido, da masticare.

Da 4 mesi a 8 mesi e oltre ridurre di 1 pasto aumentando le quantità degli altri.
Da 8 mesi in avanti adottare la dieta per adulti cioè due pasti al giorno.

I cani di piccola taglia spesso consumano 3-4 pasti giornalieri.

Quantità di cibo

Dipende molto da individuo a individuo. In linea di massima vanno bene 30 gr di cibo per chilo di peso ai cuccioli e 15 gr per chilo di peso agli adulti.

Questa quantità può essere variare sensibilmente a seconda di:

  • Percentuale liquida del cibo.
  • Contenuto calorico del cibo: un cane con tendenza ad ingrassare deve mangiare molte verdure e meno pane o cereali.
  • Variazioni individuali: alcuni alsaziani necessitano 3 o 4 volte il quantitativo calorico del quale necessita un labrador della stessa taglia, o un altro alsaziano con metabolismo più lento.

Il miglior modo per valutare se si sta fornendo la giusta quantità di nutrienti, rimane però il comportamento dell’animale. Se il cane ingrassa, significa che mangia troppo. Prestate attenzione agli stuzzichini che possono davvero aggiungere molto peso. Abituandolo fin dall’inizio a vegetali con poche calorie, vi troverete meglio se in seguito dovrete farlo dimagrire. Non forzate il cane a mangiare se non vuole, potreste avviarlo verso l’obesità.

I cani (come gli umani) necessitano di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali. Eccessi o mancanze di uno di questi può causare problemi tipo obesità, malnutrizione o addirittura intossicazioni di vitamine o minerali. Ma non fatevi prendere dal panico! Dopo tutto, siete stati in grado di alimentarvi per molti anni senza troppi pensieri.

Proteine

I cani hanno una maggiore necessità di proteine, rispetto agli umani. Ma non preoccupatevi della quantità di proteine necessaria (anche superiore al 30%): una dieta vegetariana può raggiungere lo standard, con una varietà di legumi e altri cibi. Il cibo più importante nella dieta canina è il germe di grano. Il germe di grano è un super-alimento: procura un’enorme quantità di vitamina E, acidi grassi essenziali e gran parte dello zinco necessario al cane.

  • Nonostante la L-carnitina e la Taurina si trovino nella carne, la miocardiopatia dilatativa (DCM) è in agguato anche nei cani che mangiano carne, in quanto la L-carnitina e la Taurina vengono lavate via durante il processo di lavorazione del cibo industriale.
  • L-carnitina e Taurina non sono intercambiabili. Sono molto diverse tra loro ed una mancanza di una o dell’altra porta, in alcuni cani, la DCM.
  • I dosaggi GIORNALIERI ottimali per la prevenzione della DCM sono 250 mg di Taurina e 250-500 mg di L-carnitina per un cane di 20 kg – da adattare al seconda del peso.
  • I dosaggi terapeutici sono molto superiori (1 gr di L-carnitina ogni 4.5 kg di peso vivo, circa 50% in più per la Taurina).
  • La maggior parte degli integratori di L-carnitina e Taurina sono sintetici, in quanto più economici da produrre.
  • La DCM ha anche altre cause, tipo virus, avvelenamenti e genetica. Le cause genetiche sono forte fattore di rischio per Doberman, Cocker Spaniel, Boxer, Golden Retrievers, Dalmata, e tutte le razze grandi o giganti. Malgrado solo alcuni cani sviluppano la DCM (approssimativamente il 2%), la malattia insorge in modo devastante, produce pochi sintomi visibili e molto spesso è fatale. Ora, in caso di deficienza di aminoacidi, può essere prevenuta. Così non importa con cosa alimentate i vostri cani, aggiungete alla loro dieta entrambi gli aminoacidi, facilmente reperibili presso i negozi specializzati e fate girare la voce con gli altri tutori di cani.
  • I cani, in generale, possono adattarsi abbastanza velocemente ad una dieta vegetariana o vegana, purché si segua un piano di adattamento e la necessaria integrazione nutrizionale.

Soia

Solo il 13% dei cani osservati dalla PeTA non consumava soia. Questi cani godevano sostanzialmente di una migliore salute rispetto agli altri. Il 90% dei cani che non consumavano prodotti di soia erano in buona o eccellente salute. Inoltre, l’incidenza di problemi cutanei era nettamente inferiore – solo 2 di questi cani (5.1%) avevano problemi cutanei rispetto al 10.7% nei cani che mangiavano soia. I cani che non mangiavano soia facevano largo uso di cereali (avena, riso, pane e pasta), legumi (ceci, lenticchie, piselli e fagiolini), verdure, patate e semi di girasole.

Conclusioni

In base alla statistica ed ai campioni di questo studio, è risultato evidente che più a lungo un cane rimane vegano o vegetariano:

  • tanto più la sua salute si mantiene buona o eccellente;
  • tanto meno è soggetto ad infezioni, cancro ed ipotiroidismo.

Inoltre:

  • la dieta vegetariana aumenta l’alcalinità dell’urina sensibilizzando il tratto urinario ad infezioni. Il monitoraggio del pH dell’urina è semplice e va fatto per prevenire l’insorgere di questo problema che può essere prevenuto usando capsule di mirtillo;
  • se non viene aggiunta L-carnitina o Taurina il cane vegetariano/vegano può sviluppare la miocardiopatia dilatativa;
  • la dieta vegana dà più benefici della dieta vegetariana;
  • i cani la cui dieta NON include prodotti di soia risultano in migliore salute;
  • aggiunte di lievito e aglio sembrano essere benefiche sia per la salute in generale che per il pelo.

Proteine

Le fonti migliori sono:
Legumi (lenticchie, fagioli, piselli), cereali integrali e germe di grano, semi di girasole, semi di sesamo, noci.

Una varietà di proteine garantisce un buon bilancio di aminoacidi, per es. dando legumi e cereali nello stesso pasto.

Grassi e oli

  • Saturi: margarine, olive e olio d’oliva.
  • Medi: noci, cocco, germe di grano e i loro oli.
  • Insaturi: olio di semi di girasole, olio di semi di cartamo, olio di mais, olio di lino, olio di soia, margarine leggere che hanno un alto contenuto di polinsaturi.

I cani utilizzano bene gli oli insaturi. La vitamina E aiuta il metabolismo degli oli insaturi. Gli oli insaturi si ossidano, riducendo il loro valore nutrizionale, se esposti alla luce, al caldo e all’aria.

Carboidrati

Cereali e derivati (farina, pane ecc.), banane, castagne, acagiù, legumi, pere, frutta secca, patate, zucchero ecc. È rarissimo che i carboidrati manchino, in una dieta mediamente variata. L’amido delle patate può causare diarrea in alcuni cani.

Fibre

Verdure crude, crusca e cereali integrali, legumi.

Vitamina A

  1. come vitamina A: margarina;
  2. come precursore del carotene: carote e vegetali verdi.

Nei cani il carotene ha un valore nutrizionale dimezzato per la vitamina A.

Vitamina D

  1. come vitamina: margarina;
  2. come precursore, convertito dalla luce del sole, della vitamina D: verdure a foglia verde, germe di grano, lievito.

Vitamina E

Germe dei cereali (specialmente il germe di grano), verdure a foglia verde tipo spinaci, lattughe, insalata riccia.

Vitamina K

Verdure a foglia verde.

Vitamine del complesso B (eccetto la B12

Lievito, cereali integrali, germe di cereali, crusca, vari vegetali, noci. Vengono facilmente distrutte dalla cottura.

Vitamina B12

Barmene (integratore a base di lievito), latte di soia fortificato, alcuni TVP (leggere le etichette).

Vitamina C

Germogli freschi, insalata riccia, ribes, polpa e sciroppo di rosa canina, agrumi, fragole, pomodori, peperoni verdi.

La vitamina C non è normalmente necessaria per i cani i quali la sintetizzano da soli. Recenti studi hanno però dimostrato che gli animali che non assumono proteine possono non riuscire a sintetizzare la vitamina C e pertanto è meglio procurarla con la dieta.

Calcio minerale

Buone fonti: semi di sesamo.
Fonti abbastanza buone: mandorle, rafano, foglie di cavolo rapa, fichi secchi, cetrioli, fave, limoni, mandarini, porri, insalata riccia, lattuga, indivia, sedano, noccioline, noci.

Cibi con buon rapporto calcio/fosforo

Fave, fagioli, lenticchie, ribes, insalata riccia, cavolini di bruxelles, cavolo rapa, verza bianca, scorzonera, fichi secchi, sedani, lattuga, datteri, banane, arance, noccioline, mandorle, noci, nocciole.

Cibi con basso rapporto calcio/fosforo

Cereali e loro prodotti tipo pane, farina. Questi cibi necessitano un bilanciamento con cibi ad alto contenuto di calcio per prevenire deficienze.

L’acido fitico dei cereali può anche ridurre l’assorbimento del calcio. Si ritiene che lasciare a bagno una notte i cereali attiva gli enzimi che rompono l’acido fitico. La vitamina D è essenziale per l’assorbimento del calcio.

Ferro

Sedano, mandarini, spinaci, vari frutti, verdure, noci, cereali integrali.

Iodio

Alghe (per esempio la polvere di kelp), segale e grano integrale, lattuga.

Altri minerali si assumono generalmente tramite una dieta ben variata di verdure varie, frutti, noci. Il latte da solo non è una fonte adeguata di calcio per i cuccioli e deve essere addizionato di fosfato di calcio. Le razze grandi a crescita rapida hanno un bisogno particolarmente elevato di calcio. (fonte http://www.veganhome.it/articoli/cani-vegan/ )

COME SCEGLIERE LA PAPPA?

Per fornire i nutrimenti necessari al cane vegetariano, bisogna alimentarlo con alimenti ben formulati e ben bilanciati.
Nel mio sito troverete, tra gli alimenti vegan per cani, le seguenti marche:

Crocchette HYPOSENSITIVE della DENKADOG, presente sul mercato già dagli anni ’90, è il loro prodotto vegan nato come curativo per gli animali intolleranti e/o allergici. Sono prodotte in Olanda con materie prime biologiche e prive di OGM olandesi. Sono crocchette complete al 100% e si possono dare anche ai cuccioli. Nota: ottima appetibilità.

Crocchete AMÍ DOG, presenti sul mercato dal 2002. Sono prodotte in Italia con materie prime italiane e prive di OGM. Non sono adatte ai cuccioli. Nota: buona appetibilità.

Umido AMÍ DOG NOVITÁ è un umido completo, esiste un solo gusto ed è SOIA FREE.

Crocchette BENEVO + UMIDO sono alimenti presenti sul mercato dal 2002. Sono prodotte in CEE con materie prime prive di OGM e Gluten Free. Esiste anche la versione per cuccioli.

Umido BIOPUR, presenti sul mercato dal 2002. I loro alimenti umidi (di 3 tipi) sono completi e sono stati formulati per essere anche abbinati a crocchette vegane.

Umido TERRA PURA, presenti sul mercato dal 2003. I loro alimenti umidi sono di 2 tipi, uno completo (un cane può vivere mangiando solo quell’alimento) e uno complementare (che bisogna integrare con altri umidi o crocchette).

Umido HERRMANNS, presente sul mercato dal 2013. I loro alimenti umidi sono di 2 tipi, entrambi complementari: significa che bisogna integrare l’alimentazione del cane con altri umidi o crocchette.

Integratore Vegan PERFORMANCE OIL di omega 3 e 6 oppure PASTA VITAMINICA EUREKA ricca di vitamine e con taurina vegetale.

QUANTI PASTI?

Anche con un regime di alimentazione vegan, i cani devono continuare a mangiare 2 o 3 volte al dì, con porzioni abbondanti la mattina e a pranzo e meno abbondanti la sera, proprio come si fa con un regime alimentare tradizionale.

Ma se fosse necessario, come si possono rendere più appetibili le crocchette vegan?

Qualora il vostro bau all’inizio trovasse poco appetibili le crocchette vegan, potreste renderle più gustose aggiungendo: verdure bollite (una carota, una patata, una zucchina o una verdura che ama particolarmente), del lievito di birra, della frutta a pezzi, del tofu, del seitan o dello yogurt di soia

GATTO

Il gatto è un carnivoro per eccellenza con particolari esigenze nutrizionali ed ha bisogno della famosa taurina: un aminoacido che è essenziale per la sua salute che non riesce a produrre in modo autonomo, come invece fanno i cani. In natura il gatto si alimenta di piccole prede come insetti, uccellini e topolini (spero che a nessuna ditta produttrice di alimenti per gatti venga in mente di produrre cibo a base di questi animaletti), nelle case invece viene alimentato con prodotti a base di carni di manzo, cervo, cavallo, coniglio, tonno, salmone, ecc.
Ma in natura un gatto riuscirebbe mai a cacciare un manzo? O un cervo? Assolutamente no! Quindi sia un’alimentazione carnivora, sia un’alimentazione vegan sono per un gatto domestico “non naturali”.
Non mi dilungo su quanto la maggior parte dei cibi presenti in commercio siano prodotti con materie prime di scarsa qualità (anche quando dichiarano di essere naturali e bio), fatti con carni di tonno che ai gatti fa molto male e che quindi, pensando di dare un’alimentazione “naturale”, si nuoce invece al proprio gatto.

Ma allora, come va nutrito un gatto?

Un gatto potrebbe vivere bene anche con un’alimentazione vegana se gli alimenti vegetali fossero ben studiati, ben formulati e con l’aggiunta di qualche integratore. Gli unici alimenti vegan per gatti presenti non sono presenti sul mercato da un tempo sufficiente per avere la garanzia che la qualità e composizione, siano adatte alle esigenze nutrizionali di noi miao. Considerato quanto sopra detto, si può comunque alimentare un gatto che vive sia dentro che fuori solo con alimenti vegan con l’aggiunta di un integratore, perché stando all’aperto qualche preda la caccia sicuramente (l’istinto è quello); mentre il gatto che vive esclusivamente in appartamento lo si può alimentare con cibi vegan e, una o due volte alla settimana, delle crocchette/umido a base di carne più un integratore specifico. In questo modo si contribuisce a ridurre il consumo di carne.
Non bisogna dimenticare che alcuni veterinari omeopatici consigliano diete totalmente vegan nei casi in cui i gatti soffrano di problemi ai reni, alla vescica, abbiano tumori, epilessia, problemi di allergie e/o intolleranze.

QUALI SONO LE PAPPE VEGANE PER GATTI?

Come crocchette sul mio sito trovate le AMÍ GATTO, fatte da una ditta italiana con materie prime italiane prive di OGM. Sono sul mercato dal 2002 e NON SONO ADATTE AI CUCCIOLI.

Crocchette e Umido BENEVO CAT, presenti sul mercato dal 2002, sono alimenti per gatti privi di OGM e made in CEE. Nota: risultano molto appetibili.

Come alimenti umidi ci sono sia quelli della BIOPUR, della TERRA PURA e della HERRMANNS, ma attenzione sono tutti COMPLEMENTARI, quindi necessitano di essere integrati con crocchette, anche vegan, o altri umidi.

BIOPUR (sul mercato dal 2002) propone tre tipi di umidi vegan, 100% bio e certificati da ABCERT.

TERRA PURA (sul mercato dal 2003) propone un tipo di umido vegan, 100% bio, soia free e certificato da Vegan Society e Bioland.

HERRMANNS propone due tipi di umidi vegan, 100% biologici, soia free e certificati.

Bio Integratore Vegan PERFORMANCE OIL di omega 3 e 6 oppure PASTA VITAMINICA EUREKA ricca di vitamine e con taurina vegetale

Ma se fosse necessario, come si possono rendere più appetibili le crocchette vegan?

Qualora il vostro miao all’inizio trovasse poco appetibili le crocchette vegan, potete renderle più gustose aggiungendo: verdure bollite (una carota, una patata, una zucchina o una verdura che ama particolarmente), del lievito di birra, della frutta a pezzi, del tofu, del seitan o dello yogurt di soia.             ( fonte http://www.patatino.it/it/content/13-alimentazione-vegana-vegetariana-per-cani-gatti )

 

 

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mozzarella di sangue di bufalo

vitello di bufala

 

Quando scegli la mozzarella di bufala, ricorda che i maschi subiscono trattamenti disumani.

Vitelli caricati a calci nella pala di un trattore, colpiti con pesanti mazze, annegati nelle pozze di conferimento dei liquami, lasciati morire di fame e sete nel fango, sotto gli occhi delle loro stesse madri: questa è la drammatica fine dei cuccioli maschi delle bufale da latte, documentata nella videoinvestigazione realizzata dall’associazione Four Paws International.

L’indagine condotta da Four Paws International ha riguardato oltre 50 allevamenti di bufale del casertano e del salernitano, è durata circa due anni portando alla luce la terribile fine dei bufalini, considerati un “sottoprodotto indesiderato” della produzione di mozzarella di bufala.

Si stima che ogni anno vengano uccisi senza necessità circa 70mila vitelli maschi, la cui carne è ritenuta di scarso interesse economico. Solo una minima parte dei vitelli maschi, infatti, viene lasciata vivere, a scopo riproduttivo o per essere destinata al consumo di carne, insignificante in Italia.

Drammatiche anche le condizioni di degrado igienico in cui versano i bufali adulti in molti degli allevamenti visitati. La maggior parte sono estremamente affollati e non offrono accesso ad aree verdi. In molti casi i bufali sono costretti a vivere su uno strato molto spesso dei propri escrementi. Alcuni animali presentano ferite aperte non trattate e molti di loro soffrono di gravi problemi di deambulazione dovuti all’eccessiva crescita di zoccoli mai curati.

L’acqua da bere non è permanentemente a disposizione degli animali ed è quasi sempre molto sporca. Quando alcuni animali muoiono, i superstiti sono spesso costretti a sopportare la loro vista ed il loro odore per giorni e può trascorrere anche una settimana prima che i corpi morti vengano raccolti e portati via. Una prassi di questo tipo è inaccettabile dal punto di vista del benessere degli animali e pericolosa sotto il profilo sanitario.

Le bufale hanno bisogni specifici che nella maggior parte dei casi non vengono rispettati, come il mantenimento di un’adeguata umidità della pelle. Le bufale, infatti, hanno una pelle spessa e una sudorazione ridotta rispetto alle mucche, per questo motivo, hanno assoluta necessità di fare bagni nell’acqua per non incorrere in gravi difficoltà di termoregolazione, con seri rischi per la loro sopravvivenza. I bufali avrebbero bisogno di bagni di fango in pozze esterne o di sistemi interni a spruzzo d’acqua, eppure, la gran parte degli allevamenti visitati non ne dispone.

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